La tradizione del pane cotto a legna si tramanda da generazione in generazione. Un tempo il pane serviva per sfamare intere famiglie e rapprensentava l'elemento base dell'alimentazione del luogo, oggi con l'avvento della tecnologia sono sorti numerosi panifici che sfornano un pane del tutto diverso da quello artigianale, sia dal punto di vista organolettico che dal punto di vista degli ingredienti e della lavorazione. Solamente poche famiglie, ancora oggi, lavorano il pane da sè, secondo le più antiche tradizioni. Gli strumenti necessari per la lavorazione del pane sono, la "maidda", che costituisce il contenitore dentro il quale viene lavorata la pasta (originariamente costruita da un unico tronco d'albero di faggio); la "pala" anch'essa in unico pezzo di faggio; "u rasteddu" che serve a tirare fuori la brace prima di infornare il pane (anche questo costituito da faggio ma realizzato in due pezzi, il manico e il rastello vero e proprio); "u stutabracia" contenitore in cui viene riposta la brace ardente, munito di coperchio che serve a spegnerla , la quale veniva poi utilizzata in inverno insieme al carbone all'interno del braciere per riscaldare le stanze; infine la "scupa" costituita da un manico in faggio ( non necessariamente) e dalla scopa vera e propria realizzata in "disi" o "liami". |
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