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» I MIRACOLI DI SAN LEONE Stampa E-mail

LA FRANA DEL 1851 A LONGI
Il cmune di LongiinnevtoIl lontano inverno del 1851 era stato particolarmente rigido e lungo, con un freguente alternarsi di piogge e nevicate abbondanti, quindi ai primi raggi di sole della primavera il ghiaccio incomincio' a sciogliersi con il risultato che la terra era completamente zuppa di acqua.
A causa di tale processo, intorno ai primi di marzo nella contrada filipelli incominciò a staccarsi dalla montagna un'enorme massa di terra e pietre che, prima lentamente poi man mano sempre più velocemente avanzava inesorabilmente verso il centro abitato del comune di Longi.
La frana colpì quasi subito il convento di Santa Maria, poi vennero travolte alcune case, la Chiesa del SS. Salvatore e la Chiesa dell'Annunziata.
Longi ormai sembrava inesorabilmente segnata dal destino, sembrava che nulla ormai potesse fermare quell'enorme frana.
La gente fuggiva per le strade come impazzita cercando di prendere dalle loro case quanto più potevano prima che la frana li travolgesse inesorabilmente ma non sapevano dove andare, cosa fare.
In preda al panico si raccolsero tutti in Chiesa per pregare ma d'impulso presero la statua del Patrono San Leone e la portarono in prossimità della frana.
Inspiegabilmente la frana diminui di velocità e continuando ad avanzare si divise lentamente in due rami oltrepassando di poco la statua di San Leone, che non fù neanche sfiorata e subito dopo si fermò.
Questo evento miracoloso si verificò esattamente il 15 marzo del 1851.
 
MIRACOLO IN TRINCEA

Prima guerra mondialeUn secondo miracolo da parte di San Leone è tratto dalla testimonianza di un cittadino di Longi.
A. M. miracolosamente scampato ad una granata durante la prima guerra mondiale, esattamente nel 1917, quando l'Italia subì la disfatta di Caporetto.
Egli racconta di essersi trovato insieme a tanti altri commilitoni, in trincea, sul monte Grappa.
Mentre gli austriaci guadagnavano sempre più terreno avanzando e uccidendo senza pietà i soldati italiani, il nostro concittadino ricorda di essersi sentito ormai perso e senza nessuna via di scampo all'avanzare del nemico.
Le granate che esplodevano sempre più vicine e sempre piu' numerose, proiettili che sibillavano sopra la propria testa e sembravano non finire mai, il tuono dei cannoni incessante e fu allora che A. M. pensò che la sua fine era ormai vicina e come d'impulso raccomandando l'anima a Dio gridando: " San Leone aiutami tu!".
Inspiegabilmente si sentì come sospinto da una forza misteriosa e dopo non molto tempo sii ritrovò in una nuova trincea poco lontano dalla precedente ma in una posizione piu' sicura.
Il tutto, racconta A. M. era accaduto come se una mano misteriosa l'avesse sospinto con forza verso la vita.
Nello stesso momento in cui il nostro concittadino, si rese conto di trovarsi in un altro posto una granata esplodeva esattamente nel punto dove A. M. si trovava prima.
Egli sà con certezza che la mano protettrice di San Leone ha voluto salvarlo.

 
IL FURTO DEGLI ORI DI SAN LEONE NELLA CHIESA DI LONGI
Cappella volitiva in onore di San LeoneNella notte del 9 maggio del 1926 dalla statua di San Leone scomparvero tutti gli ori (simbolo dei voti dei longesi) insieme all'anello prelatizio. La persona che aveva attuato il furto lo aveva fatto quasi inconscientemente, spinto dalle condizioni disagiate in cui viveva.
Aveva inoltre sciupato i suoi ultimi denari al gioco e la gentaglia che lo circondava e a cui doveva dei soldi lo spinse a compiere quest'atto sacrilego.
Per la verità il disgraziato dopo aver rubato l'oro al suo Santo Patrono si sentiva già in colpa e il rimorso fu tale che abbandono la refurtiva, la nascose nel territorio di Galati Mamertino lungo la strada che porta alla fiumara lungo il torrente Santa Lina.
Incapace di concepire qualsiasi altra soluzione, consapevole della terribile onta di cui si era macchiato, proseguì la strada per Galati.
Intanto a Longi appresa la notizia, tutta la popolazione era in agitazione.
Ad un certo punto, lo scoraggiamento e il disgusto per l'affronto fatto al Santo Patrono lasciarono il posto ad una nuova speranza.
Presa in spalla la Vara con San Leone gli uomini di Longi la portarono in processione, San Leone ricevette più oro e denaro di quanto gliene era stato rubato.
Questo fatto testimonia la fede e la devozione dei longesi che pur vivendo in un periodo di ristrettezze non badarono a nulla pur di festeggiare il loro Patrono in questa disdicevole circostanza.
Sembrava non esserci speranza di ritrovare l'oro rubato, ma durante la notte la signora M. F. sognò San Leone che le indicava il posto dove si trovava l'oro.
L'indomani mattina dopo averne parlato con l'arciprete il signor A. del comitato festeggiamenti (marito della M. F.) insieme con il signor B. S. si recarono nel luogo indicato e lì trovarono l'oro. Il 10 maggio del 1926 San Leone fu portato in via Garibaldi dove ricevette tutto ciò che gli era stato rubato. Nel punto dove era stato trovato l'oro è stato eretto un piccolo tempietto a ricordo di quell'evento miracoloso.
 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Agosto 2009 20:44